26. Adolescientology. Rappresentazioni dell’adolescenza
Hamelin propone gli atti del convegno tenuto l’8 giugno a Bologna sul tema Adolescenti tra finzioni e realtà. Stefano Laffi, sociologo, porta una provocazione: non sarà che il problema “adolescenti” è tutto in una specie di malattia sociale, un virus che colpisce gli adulti? Sul rapporto tra sguardo adulto e giovani si muove anche Manuela Trinci, che denuncia una crescente “patologizzazione”, un voler inscatolare per forza. Una visione che viene confermata da Emiliano Morreale, esaminando i giovani protagonisti della cinematografia più recente, e gli adulti che li accompagnano: se non sono ridicoli o isterici sono “fratelloni”, grotteschi eterni giovani. Andrea Marchesi, pedagogista, parla addirittura di “ammutinamento” da parte di quelli che dovrebbero essere gli educatori. Giusi Quarenghi cerca un’altra prospettiva, e si interroga sui mutamenti dell’uso della parola, del suo rapporto sempre più divaricato col mondo.
La copertina è di Ericailcane
Le illustrazioni interne sono di Flavia De Carli e Anna De Florian
IN QUESTO NUMERO
Articoli
Nessuno ha dubbi nell’affermare che l’adolescenza sia l’età più sfuggente e ossimorica, quella in cui non si può mai essere inquadrati, in cui si cambia costantemente e vorticosamente, in cui è vero tutto e il contrario di tutto; e non ci vogliono esperti per affermare che è impossibile catturare l’adolescente in una qualsiasi definizione soddisfacente. Con l’idea di provare una preliminare (e naturalmente incompleta) descrizione dell’immagine che si sta formando dell’adolescente nell’immaginario collettivo, pubblichiamo qui gli atti di una giornata di attenzione a questi temi organizzata lo scorso giugno a Bologna.
Stefano Laffi, con il consueto sguardo diagonale, scrive: “l’ipotesi è quella di adulti smarriti, o peggio egoisti e immaturi, che per legittimarsi, rinforzarsi, ritrovare senso e ruolo sociale se la prendono coi ragazzi, li demonizzano e si ricompattano sulla loro pelle. Una nuova “religione”, che predica la preoccupazione educativa per i ragazzi, l’allarme da tecnologia o da bullismo, lo scandalo della pornografia facile via web e cellulare, la distrazione e la superficialità pandemica fra i ragazzi e crea su questo credo una “chiesa” per gli adulti, ovvero sacerdoti (esperti), messe (convegni, seminari, incontri), liturgie e vangeli (la fertile pubblicistica sull’adolescenza).”
Manuela Trinci denuncia una crescente “patologizzazione”, un voler inscatolare per forza: “adolescenti che filmano le violenze compiute sui coetanei, finendo on line. O ancora baby gang o baby killers che picchiano altri adolescenti per rubare telefonini, lettori mp3, borse di Dolce e Gabbana e così via. Violenze aberranti di “branchi inferociti”, prostituzione on-line, bullismo a go-gò, ma anche pomeriggi-choc… Insomma, se questa zuppa corrispondesse al vero, il popolo degli adolescenti di tutta Italia apparirebbe tragicamente consumato.”
Andrea Marchesi, pedagogista, parla di ammutinamento: “la rinuncia alla dimensione pedagogica comporta una forma di ammutinamento paradossale: in una nave che procede a vista, senza mappe, ad ammutinarsi sono i capitani, le guide, chi ha diretto fino a questo punto la nave stessa verso la deriva.”
Emiliano Morreale esamina i giovani protagonisti della cinematografia più recente: “è un atteggiamento di fondo che si potrebbe chiamare fratellonismo, ossia l’occhio compiaciuto di un eterno “fratello maggiore” in fondo renitente ad assumere una prospettiva adulta, e semmai incline a proiettarsi sui teenager attuali.”
Giusi Quarenghi cerca un’altra prospettiva: “all'inizio del Novecento, quando viene coniato, il termine adolescenza indica la possibile deriva delinquenziale che riguarda da vicino i soggetti che la vivono. L'adolescenza è una minaccia, per chi la vive, per chi vi convive. Ma non è più così, ora siamo tutti adolescenti.”
Didactica magna (o minima?)
Nicoletta Gramantieri propone una riflessione a partire dalla funzione della notte nella letteratura per ragazzi: prendendo spunto da un dato meramente editoriale, che vede il mercato sovraesposto di vampiri, lupi mannari, zombie con atmosfere molto dark, si ricollega sapientemente alla tradizione fiabesca, e risale, dall’intramontabile scena del cimitero di Tom Sawyer di Mark Twain fino a due romanzi attuali, Argilla di David Almond, autore inglese pluripremiato, e Calvin l’invisibile di Neal Shusterman.
Simone Piccinini, a conclusione della sesta edizione del progetto Xanadu, commenta la classifica finale dei libri più amati dagli adolescenti: Viaggio di maturità di Deborah Gambetta, La vita come viene di Anne-Laure Bondoux, Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones e tanti altri…
Continua la rubrica biblioteca ideale per adolescenti con il contributo di Maurizio Braucci che propone classici e non solo come: Jack London, Nikolaj Leskov, Ivan Turgenev fino al film Stand by me, ma aggiunge con coraggio anche Pier Paolo Pasolini e Terry Gilliam.
Approfondimenti
Emmanuel Pollaud-Dulian, offre un ritratto dell’opera di Gus Bofa, uno dei più grandi illustratori francesi della prima metà del Novecento, purtroppo ancora non conosciuto né edito in Italia. Giulia Mirandola intervista il maestro Alberto Delpero, sul suo lavoro in una scuola di montagna.
Sulla punta della lingua
Mariagiorgia Ulbar analizza la preziosa raccolta 100 poesie dalla DDR: “La questione, nella ricorrenza dei vent’anni dal 1989, è quella della caduta del Muro di Berlino, dove la caduta è l’istante, l’attimo in cui il filo della storia segna un nodo, l’attimo in cui si capovolgono le vicende di un popolo e non solo di uno.”
Un certo sguardo
Ilaria Tontardini propone un ritratto di Alessandro Sanna, sul suo rapporto con l’arte e l’astrazione.
Due interventi si focalizzano sul fumetto come modalità di racconto del reale e della nostra contemporaneità: Emanuele Rosso offre un’inedita lettura politica della serie bonelliana “Caravan” in parallelo con Draquila di Sabrina Guzzanti e Marco Tabilio si addentra nelle narrazioni di migrazione a fumetti, da Paroles sans papiers a Shaun Tan.