Articoli

Il mondo™ salvato dai ragazzini. Distopie e adolescenti

di Nicola Galli Laforest

Articolo tratto dal n. 22 "Futuropresente"

Nello sconsolante panorama editoriale che si va configurando, nel rapido e davvero invadente moltiplicarsi di tanta narrativa per adolescenti sempre più dozzinale, dai contenuti miseri o avvilenti e che puntano tutto sul conformismo e il pensiero convergente, c’è da segnalare una forma nuova, forse l’unica vera novità, interessante e viva, che val la pena evidenziare, indipendentemente dagli esiti qualitativi.

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Princess Mononoke di H. Miyazaki

Princess Mononoke di H. Miyazaki, Giappone, 2000

Articolo tratto dal n.9 - "Eroi. La missione di crescere"

Dopo la comparsa di tanti eroi quotidiani, di giovani eletti che con la loro bacchetta magica non devono compiere alcuno sforzo per sconfiggere il male, finalmente una storia dove la vita dei protagonisti è fatta di combattimenti spietati, scelte difficili e profonde sofferenze, perché "la vita è dolore, eppure non c’è uomo che non combatte fino all’ultimo per vivere".

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Il buio oltre la siepe, ovvero lo sguardo curioso dell’infanzia

di Federica Rampazzo

Articolo tratto dal n.7. - "Un certo sguardo. Per una pedagogia dello sguardo"

Andare nel bosco, aprire una porta, salpare per un’isola, decifrare mappe e codici sono azioni che implicano uno sguardo attento, curioso, pronto all’avventura e al rischio verso l’attraversamento di un confine. Uno stato di apparente quiete viene stravolto quando si decide di andare al di là, oltre l’apparenza, nel profondo, per scrutare l’ignoto, l’indicibile, e a volte l’impossibile. Attraversare una soglia o raggiungere, dopo un faticoso viaggio, una meta è per molti motivo di crescita e maturazione non solo fisica, ma soprattutto intellettuale e spirituale. Perché ciò avvenga bisogna munirsi di uno specifico modo di vedere le cose: i particolari, i minimi segni, le tracce diventano insostituibili per raggiungere lo scopo stabilito. In questo senso l’infanzia e l’adolescenza sono i momenti nei quali le porte, le soglie, i confini, le isole e quant’altro si attraversano, si decide di essere protagonisti del proprio destino. Vedere il mondo con occhi diversi è metafora di una crescita matura: ecco perché molti libri per ragazzi descrivono l’attivarsi, spesso parlando di avventura, viaggi, fughe e altro, di uno sguardo inconsueto, anomalo, capace di svelare ipocrisie, tradimenti, andando veramente a vedere ciò che sta dietro, oltre la siepe.

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Chi è Kim

di Anna Antoniazzi

Articolo tratto dal n.4 - "Kim"

Non esiste, nella produzione letteraria di Kipling, un personaggio che riesca a rappresentare il rapporto dell’autore con l’India meglio di Kim.

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I nipotini della mezzanotte

di Silvia Albertazzi

Articolo tratto dal n.4 - "Kim"

Nel 1901 Kim appare per la prima volta al pubblico dei suoi lettori come un ragazzo di circa 16 anni: la sua data di nascita si può situare, dunque, intorno al 1885. Swami, il primo bambino della narrativa indoinglese, protagonista del romanzo d’esordio di R. K. Narayan, Swami  e i suoi amici, ha una dozzina d’anni nel 1935: essendo nato, pertanto, più o meno nel 1923,  potrebbe essere figlio di Kim, quasi quarantenne al tempo della sua nascita. E lo stesso si può affermare di Munu, il quattordicenne senza tetto e senza famiglia le cui tristi vicende sono narrate in Coolie da Mulk Raj Anand nel 1936.

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IL GRANDE GIOCO di David Almond

IL GRANDE GIOCO di David Almond, Mondadori, Milano, 2001

Articolo tratto dal n.4 - "Kim"

"Il lieve bacio cadde a sfiorare il centro del palmo - come un dono sul quale le mie dita, un tempo, avrebbero dovuto richiudersi: come un segnale inoppugnabile e venato di rimprovero di un bimbo in attesa, non avezzo a essere trascurato anche quando i grandi hanno più da fare – un frammento del codice muto stabilito tanto tempo addietro".
"Loro" di R. Kipling, Adelphi, Milano, 2001

 

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Maria Mezzomondo

PICCOLA PREMESSA AL RACCONTO “MARIA MEZZOMONDO”

di Bruno Tognolini

Articolo tratto dal n.7 - "Un certo sguardo. Per una pedagogia dello sguardo"

Maria Lai è una pittrice e scultrice sarda, di fama nazionale, e credo oltre. Avendo oramai ottantadue anni, è senza età.
Il suo destino e il suo mestiere, per questo infinito secolo, è stato quello dello sguardo: vedere ciò che non si vede in ciò che c’è, spiare le forme nascoste nella pietra, nella pagina bianca, nelle cose del mondo. Le sue opere, ora, sono scritture cucite con fili su libri di panno, lucertole scintillanti sui muri, facce di dei in terracotta appese in lunghe teorie che fanno al vento suono di greggi, bambini di pane in teche di velluto, interi paesi legati con nastri da ogni casa alla cima del monte.

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Sguardi deformanti. Le llustrazioni di Chris Riddel e la poetica di Philip Ridley

di Emilio Varrà

Articolo tratto dal n.7 - "Un certo sguardo. Per una pedagogia dello sguardo"

È triste rituale, ancor oggi, nei corsi di aggiornamento sentirsi rivolgere da insegnanti o genitori la domanda sull’opportunità o meno di far leggere a bambini ormai autonomi nella lettura libri con un ampio apparato di figure. Il dubbio più o meno rivelato è che le figure servono per i bambini più piccoli, ma dopo un po’ possono diventare inutili, se non dannose, rischiano di ottundere la capacità di fantasticare e di condizionare le individuali capacità immaginative. Il perseverare di questa concezione dell’illustrazione come linguaggio meramente funzionale e di supporto per la comprensione di un testo, in parte anche confermata dal mercato editoriale che raramente offre spazio al visivo in libri per adolescenti o adulti, rende bene l’idea di quanto sia arretrata la nostra educazione dello sguardo in un mondo che giornali e televisione spesso strillano come la civiltà delle immagini. Eppure la storia dell’editoria, delle copertine e in particolare della letteratura per ragazzi dovrebbe ormai avere radicato la convinzione che un illustratore non è altro che uno dei tanti interpreti di un testo e che il suo lavoro non serve per chiarezza ma per arricchirne il significato. Se è vero che ogni lettore è lector in fabula, l’illustratore è semplicemente il primo lettore e si distingue per il privilegio di avere spazio visibile tra le pagine.

 

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Una guerra di bottoni e cioccolatini

di Federica Rampazzo

Articolo tratto dal n.8 - "Un bivio per gli adolescenti? Utopia e distopia in adolescenza"

Qual è l’età che ricordiamo con più nostalgia? L’infanzia o l’adolescenza? Spesso si pensa, e si è concordi nell’affermare, che l’utopia si lega con quel mondo giocoso e lontano, ormai assente del tutto, dell’infanzia, quel mondo costruito sul totale appagamento di ogni piacere e desiderio, quel mondo egocentrico e onnipotente. Un mondo però circoscritto, controllato, monopolizzato e manipolato da adulti troppo presenti, ecco allora che l’utopia ritorna alla sua vera essenza quella della sua radice greca di ‘nonluogo’, e l’adolescenza, a modo suo, è la migliore manifestazione dell’età umana di questo ‘nonluogo’. Un luogo di altrovi ricercati per possedere la chiave della crescita, descritta come una continua partecipazione a modelli e riti per riuscire nella lunga marcia del diventare grandi.

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L’etica del riso di un’eroina

di Elettra Stamboulis

Articolo tratto dal n.9 - "Eroi. La missione di crescere"

Già la parola mette in difficoltà: eroina. Rimanda in quanto omofono a sostanza stupefacente caratterizzante gli anni Settanta/Ottanta. La fine di una generazione. Del resto i due termini sono connessi.
Gli omofoni giocano brutti scherzi, ma se ci scolleghiamo dall’autoritarismo del suono e ricerchiamo altri echi, la cosa non si fa meno inquietante.

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