Maria Mezzomondo

PICCOLA PREMESSA AL RACCONTO “MARIA MEZZOMONDO”

di Bruno Tognolini

Articolo tratto dal n.7 - "Un certo sguardo. Per una pedagogia dello sguardo"

Maria Lai è una pittrice e scultrice sarda, di fama nazionale, e credo oltre. Avendo oramai ottantadue anni, è senza età.
Il suo destino e il suo mestiere, per questo infinito secolo, è stato quello dello sguardo: vedere ciò che non si vede in ciò che c’è, spiare le forme nascoste nella pietra, nella pagina bianca, nelle cose del mondo. Le sue opere, ora, sono scritture cucite con fili su libri di panno, lucertole scintillanti sui muri, facce di dei in terracotta appese in lunghe teorie che fanno al vento suono di greggi, bambini di pane in teche di velluto, interi paesi legati con nastri da ogni casa alla cima del monte.

Maria Lai è una jana, una fata sarda minuscola, vivace e forte, di grande e posato carisma: molti la cercano, per molte ragioni diverse fanno pellegrinaggi nella sua casa di Cardedu, vicina al mare, non lontana da Tortolì, in Sardegna. Fra questi anch’io.
Come Luke Skywalker volava sul remoto pianetino Alpha-Degobar per completare la sua istruzione jedi con il maestro Joda, così io ogni tanto vado a Cardedu a trovare Maria, jana come Joda (le parole non mentono mai), piccolissima e grinzosa come lui: e per un giorno e una notte taccio e ascolto.
Questa amicizia è nata in un racconto.
La scrittura è per lo scrittore strumento di conoscenza, scandaglio, sguardo segreto, terzo occhio: prima ancora che via del mostrare, via del vedere. Io conoscevo pochissimo Maria Lai, ci avevo parlato appena due volte, quando ho scritto il racconto “MARIA MEZZOMONDO”, per lei.
L’ha letto, ci si è specchiata (parliamo di sguardo), si è grandemente sorpresa che io potessi “sapere tutte quelle cose della sua infanzia” non conoscendola affatto, e mi ha dato la sua amicizia.
Il racconto, pubblicato dalla sua gallerista di Cagliari in una bellissima edizione oblunga, ornata dalle sue opere al telaio, è diventato la scheda biografica che l’artista esibisce alle mostre.
Questo racconto, in questa rivista, vuole suggerire come uno scrittore per bambini e una scultrice per grandi possano condividere il segreto dei due occhi: vedere ciò che non si vede in ciò che c’è.


MARIA MEZZOMONDO

di Bruno Tognolini

C’era una bambina che si chiamava Maria Lai, e aveva bei capelli. Era molto piccolina, ma graziosa, faccia vispa da gatto, scura di pelle, nera di occhi. Anche i capelli erano neri e molli, lunghi fino alle spalle e riga in mezzo, e cadevano lisci come una tenda di perline. Bisogna descri-verli bene, perché la storia comincia da lì.
Questi capelli lisci che cadevano bene quando era piccola le davano fastidio, e la mamma le metteva due forcine alle tempie, o cerchietti. Ma poi, quando Maria ebbe nove anni, un giorno vide nella vetrina di una parrucchiera la foto di una ragazza molto bella, che aveva quasi i capelli come i suoi: avevano la riga un po’ spostata, da quella parte scende-vano dietro l’orecchio, mentre dall’altra cadevano a mezza faccia, na-scondendole un occhio. Non ci fu più niente da fare: Maria piantò delle tigne alla mamma e tanto fece e pianse che quella si arrese, e le permise di acconciarli così.
Quella bambina, un occhio sì e un occhio no, si sentiva molto bella e misteriosa. Nulla valevano le proteste della mamma:
– Ma cosa vedi, così? Con quell’occhio vedi solo mezzo mondo! Andrai in giro pestando la testa contro i pali!
Insomma, non aveva tutti i torti. Infatti Maria, che pian piano si era abituata al nuovo sguardo, cominciava a vedere cose strane: ma come se fossero vere, chiare e vicine, sotto il sole del giorno. Con quella tenda lei vedeva bene, ma solo mezzo mondo: e quale mezzo?
Il mondo infatti, come tutti sanno, è sempre diviso in due: ci sono i cani e i gatti, i meloni e le angurie, il cielo e la terra, la fiaba e la realtà. Maria la tendina se l’era fatta per caso sulla destra, e allora per caso il mezzo mondo che vedeva fu quello dell’occhio sinistro: il Mezzomondo della Fiaba.
Ecco il perché di quelle strane cose. Maria Lai vedeva la Fiaba come vera, perché a fianco non vedeva la Realtà. Le prime volte ci restò un po’ male. Una mattina andando a scuola vide questo: una fila di gnomi cittadini col colbacco, che prendevano il cappuccino in un bar gnomo all’aperto. Inconfondibili, li aveva visti nei libri, non poteva sbagliare. Un po’ spaventata, li fissò meglio col suo occhio libero, se lo sfregò, ma la visione non scomparve. Allora si scostò dalla faccia i capelli e guardò con l’occhio destro, chiudendo l’altro: e pop!, tutto sparito.
Un’altra volta vide in cielo un drago di media grandezza, che combat-teva contro la ciminiera della caldaia di un condominio, a colpi di fumo. Un’altra ancora, mentre giocava e stava per cadere, vide uno sciame di moschini luminosi, e questo sciame prese la forma di due braccia, e queste braccia l’abbracciarono stretta, e lei sentì un caldo bellissimo come quando si fa il bagno, e non cadde più.

E una volta, quando andarono in Sardegna con suo padre, che era nato in quella terra misteriosa, vide subito che nelle campagne arse c’era qualcosa di molto interessante:
– Vedi? – disse il babbo indicandole dei buchi strani nella roccia, – quelle sono domus de janas. Lo sai chi sono le janas?
– Sì, sono le fate piccoline sarde, e là sotto ci sono i giardini di corallo dove tessono coi telaietti d’oro i corsetti e gli scialli della luna.
Il padre la guardò con gli occhi fuori:
– Eeeeh? E tu come lo sai? Chi te l’ha detto?
– Le vedo – disse semplicemente Maria Lai, e s’imbucò in una di quelle cavernette. Il padre allarmato le corse dietro, e la chiamava dalla soglia troppo stretta, dove lui non riusciva ad entrare. Ma Maria se ne uscì fuori tranquilla dopo cinque minuti, con un sorriso e con gli occhi scintillanti.
– Che cos’hai fatto?
– Niente, ho parlato con la Prinzipalissa, che dev’essere il capo laggiù.
– Mala jana tui puru! – disse il padre, che già da un po’ di tempo, per serio o per scherzo, si stava convincendo che quella sua figlia fosse un po’ jana anche lei.
E infatti Maria, anche se non era proprio jana, aveva preso confidenza con la cosa. Adesso non si spaventava più: aveva capito che poteva scegliere lei se guardare o non guardare la Fiaba. Bastava spostarsi il ciuffo, cambiare occhio, e tornava davanti alla faccia la Realtà, da padrona del posto. Però non lo faceva quasi mai e andava in giro con la sua mezza faccia dentro il suo mezzo mondo nascosto, sotto uno strano sole vaporoso.
La cosa era divertente, affascinante, paurosa; e qualche volta anche utile. Come quando le procurò una grande stima tra gli amici del cortile, e anche i gradi da spia, in una guerra con le lucertole locali. Infatti, col potere dell’occhio sinistro, riusciva a vedere le bestiole nascoste sottoterra, come se fosse in una fiaba raccontata, e poteva segnalarle ai tiratori.
E allora via: furono mesi di visioni, come in un film ma meglio, ed ogni volta che vuoi tu. Orchi paurosi con i denti gialli, libri che aprendoli ne scappano fantasmi, acrobati sui fili tra le stelle, astronavi d’acciaio e lumini, sirene di perle e piumini, scatole fionde mostri e calendari.
Ahi Maria Lai, ma dove stai guardando? Ti sei incantata?

E infatti i mesi andarono, e vennero i problemi. Maria non riusciva a concentrarsi più su niente, a scuola andava male, si svegliava di notte e diceva stranezze, fissava nel vuoto. Di giorno quando andava a far la spesa, col suo occhio sinistro fiabesco vedeva scritto “mele fatate: tre zecchini al chilo”, e si faceva fregare sul resto. Nei semafori vedeva i novanta colori dell’arcobaleno, e passava col rosso. In classe scriveva i dettati in lingua lucertola, e prendeva uno zero. I genitori erano molto preoccupati.
– Mala jana l’ha presa – diceva il padre cercando di scherzare, ma la guardava triste, perché in fondo non sapeva che altro dire.
– Io te li faccio rapare a zero, quei capelli! – diceva la madre che forse, con l’istinto misterioso delle madri, aveva capito qualcosa. O forse le dava solo inquietudine quell’occhio, scintillante e febbrile, che guardava chissà dove dietro lei, come se fosse una mamma trasparente.
Fatto sta che un bel giorno decisero di portarla da una Psicologa In-fantile della USL, a parlare. Questa era una donna magra con la cravat-ta, con rossetto marron, e con sigarette nere fini fini. Disse così:
– Bene, il problema è chiaro. Tu devi scegliere con quale occhio vuoi guardare. Devi scegliere la Fiaba o la Realtà. E la scelta è una sola.
Una parola! Maria non ci riusciva. Le sembrava una di quelle domande velenose tipo certe zie vecchie: vuoi più bene alla Mamma o al Papà? Vuoi vedere la Fiaba o la Realtà? Bleah, no grazie!
E infatti Maria non sceglieva, e il tempo passava, e i giorni diventavano matti sempre più. Poco dopo, in vacanza in Sardegna, un giorno entrò nella solita grottina, dove oramai era di casa, e il padre fuori con la faccia scura. La Prinzipalissa la stava aspettando, coi vestiti della festa per la solennità dell’occasione: il fazzoletto giallo oro sulla testa, l’immensa gonna a piegoline scure, il corsetto blu e vermiglio trapunto in giallo, e la candida camicia ricamata.
– O Maria Lai, sei arrivata al bivio – le  disse seria, –  Devi scegliere con quale occhio vuoi guardare. E la scelta è una sola, stai attenta. Guardati intorno: vuoi lasciare tutto questo?
E no che non voleva lasciare! Non voleva né scegliere né lasciare pro-prio niente. Ma perché non lasciavano lei in pace, tutti quanti? Anzi, perché nessuno la aiutava? Quelle due donne, la Psicologa e la Prinzipalissa, cosa volevano da lei?
– Rimani con noi! – diceva la donna della Fiaba.
– Ritorna con noi! – diceva la donna della Realtà.
Rimani con noi, ritorna con noi...
Ohi ohi Maria, meschinetta, e come fai? Qui siamo fermi un giro!

Erano fermi un giro veramente. La mamma non sapeva più che fare: anche quella Psicologa, alla fine, non cavava un ragno dal buco. Ma un bel giorno, tornando dalla spesa, nelle scale si confidò con una vecchissima maestra, di nome Rosa Quercia, che abitava al piano di sotto, e che nella sua lunga vita aveva fatto scuola a più di mille bambine vanitose.
– Ma siamo matti! – gridò arrabbiatissima la vecchia, quando la mamma finì di raccontare – Ma cosa mi state combinando? Scegliere tra la Fiaba e la Realtà? Ma povera figlia, volete spaccarla in due come una pesca?
E siccome la mamma la guardava già con faccia da pianto, disse in tono più mite:
– No, via, calmati vecchia Quercia, non ti servirà a niente gridare. E lei non si spaventi, che non ne ha colpa e non ce l’ho con lei. Sono quelle due sceme disgraziate: eppure gliel’ho detto tante volte, e loro niente... Be’, ma questo non c’entra, sono affari miei. Mi mandi la bambina. Da sola.
E il pomeriggio stesso ecco Maria, con la sua nuvola nera sulla faccia, che suona alla porta della Maestra Quercia. Lei la fa entrare, la fa sedere in cucina, e mentre armeggia con una vecchia borsa di scuola, incomincia a dirle così:
– ‘Rimani con noi, ritorna con noi’… sciocchezze, bestialità, somarate! Ti hanno detto un mucchio di somarate, figlia mia. Cancella tutto, il problema è tutto un altro. E sai qual è? Che questa pettinatura non ti sta mica molto bene. Ecco, guarda...
E le disse che il viso era anche bello, di taglio ovale, ma solo un po’ lunghetto. E coi capelli in giù, a mezza faccia, lo allungava ancora di più. Intanto dalla borsa vecchissima di scuola tirava fuori pettinini, specchietti, forcine, nastrini e spille. E diceva così:
– No, non stai bene. E poi gli occhi: te li sei visti gli occhi? Sono bellissimi, devi farli vedere tutti e due. Così neri da queste parti non se ne ve-dono mica: si vede che sei sarda.
E mentre così cicalava senza sosta con una voce che sembrava una canzone, con due mani che sembravano carezze, e che avevano pettinato mille bimbe, cominciò a toccarle i capelli. Li spostava di qui, di là, tirava indietro, provava frangia, pieghe, ciuffo, trecce, coda. Maria Lai si guardava nello specchio, e piano piano cominciava a interessarsi, a trovarsi più bella in un modo, più brutta in un altro, a dar consigli, a puntare forcine e tirar ciocche. E le due Donne che la chiamavano alla scelta, la Psicologa e la Prinzipalissa, tacquero piano piano nelle orec-chie, e l’ombra nera fumò via dal viso, e tornava il sorriso. Maria Lai non stava scegliendo proprio niente: Maria Lai si stava solo pettinando.

Quando tornò su a casa, aveva i capelli divisi riga in mezzo, con le due bande tenute in alto sulle tempie da fermagli di strass, e con un treccino lungo e fine fine, intrecciato di fili colorati, che ballava davanti all’occhio destro. E questo era scoperto, e ben aperto rideva guardando il mondo a tutta forza.
– Mamma – disse con voce allegra, – cosa vuol dire ‘guercia’?
Alla mamma bastò uno sguardo di quegli occhi, senza nuvola d’ombra, e tutti e due, per capire che la sua bambina era guarita. Le venne il pianto in gola e pensò di regalare una grandissima ortensia alla vecchia di sotto.
– Vuol dire uno che vede con un occhio solo. Perché?
– Perché la sai una cosa? Quella maestra mi ha detto che quando era bambina la chiamavano tutti Rosa Guercia, non Rosa Quercia come ora. Ma poi è cresciuta, ed ha cambiato nome.
E anche la vita di Maria cambiò. Ora vedeva il mondo ogni mattina forte e preciso, coi suoi semafori, i suoi piccioni e le sue aiuole. Ma quando il suo treccino passava ballando davanti all’occhio destro, il sinistro vedeva lampeggiare qualche incanto: ma un attimo soltanto, poi spariva.
Tenne quella pettinatura per un anno, poi la cambiò. Passò quell’anno, e poi anche tutti gli altri, quaranta, cinquanta, sessanta… Maria Lai diventò una brava artista, una scultrice. Andò via dalla sua città e visse a Roma, dove abita ancora. I suoi capelli ora sono bianchi, li porta corti, e non ci gioca più.
Le sue opere, guardate con l’occhio destro, sono cose fatte di stracci ferro e pietre. Guardate con l’occhio sinistro, sono elfi e alberi e giocattoli celesti. Guardate con tutti e due sono sculture d’arte, e piacciono moltissimo ai bambini.
Ma se le chiedete se per caso è una jana, vedete come le ridono gli occhi. Tutti e due.

"Il racconto Maria Mezzomondo è stato pubblicato da ARTE DUCHAMP, a Cagliari, nel 1994"

Scarica l'articolo in formato pdf

 
Cerca nel sito
ENGLISH SITE
Progetti