Il buio oltre la siepe, ovvero lo sguardo curioso dell’infanzia
di Federica Rampazzo
Articolo tratto dal n.7. - "Un certo sguardo. Per una pedagogia dello sguardo"
Andare nel bosco, aprire una porta, salpare per un’isola, decifrare mappe e codici sono azioni che implicano uno sguardo attento, curioso, pronto all’avventura e al rischio verso l’attraversamento di un confine. Uno stato di apparente quiete viene stravolto quando si decide di andare al di là, oltre l’apparenza, nel profondo, per scrutare l’ignoto, l’indicibile, e a volte l’impossibile. Attraversare una soglia o raggiungere, dopo un faticoso viaggio, una meta è per molti motivo di crescita e maturazione non solo fisica, ma soprattutto intellettuale e spirituale. Perché ciò avvenga bisogna munirsi di uno specifico modo di vedere le cose: i particolari, i minimi segni, le tracce diventano insostituibili per raggiungere lo scopo stabilito. In questo senso l’infanzia e l’adolescenza sono i momenti nei quali le porte, le soglie, i confini, le isole e quant’altro si attraversano, si decide di essere protagonisti del proprio destino. Vedere il mondo con occhi diversi è metafora di una crescita matura: ecco perché molti libri per ragazzi descrivono l’attivarsi, spesso parlando di avventura, viaggi, fughe e altro, di uno sguardo inconsueto, anomalo, capace di svelare ipocrisie, tradimenti, andando veramente a vedere ciò che sta dietro, oltre la siepe.
SGUARDO SALVIFICO
Spesso quando guardiamo, non ci preoccupiamo delle conseguenze, non ci accorgiamo dell’insolito proprio perché non osserviamo al di sotto della semplice superficie. E’ quello che succede a Gilly, protagonista di In gabbia, quando arriva a casa del suo nuovo padre adottivo; è certo una accoglienza fredda quella che riceve ma poco importa visto che c’è da mangiare, da studiare e da lavorare. Tutto è esemplare, pulito e perfetto, troppo perfetto per essere vero. Gilly sembra stregato dalla sua nuova condizione, non pensa più al suo rifugio in montagna, ora e lì in quella casa, una accogliente dimora in stile gotico custode di un solo segreto: una porta chiusa. L’abitudine e la tranquilla quotidianità regna nella nuova vita del ragazzo, ma quando un elemento va a scardinarla allora "l’effetto domino" non si ferma. L’intuizione è fulminea: è in gabbia, si sta costruendo un avvenire senza libertà e questo lui non l’ha scelto. Decide per la conoscenza, quella pericolosa: l’investigazione che lo porterà in quella stanza “guardiana” del suo futuro dove si deve imparare a obbedire, eseguire e morire. Lo sguardo di Gilly è già una fuga: si arma della curiosità, quella tentatrice, capace di far evadere dalle peggiori prigioni. Da quella gabbia il ragazzo scappa lontano, consapevole che non può tornare indietro, cambiato e cresciuto. Una scelta tragica senza passato: "E’ come chiudere definitivamente una cosa prima di incominciarne una nuova".
La fuga non è la sola difesa, anche il sogno di Charlie di diventare il comandante di una nave rompighiaccio porta lo sguardo oltre la terraferma verso il mare, un universo a sé che scorre come le storie, le tante storie che il ragazzo si troverà a vivere e narrare. Ne Il mare di Charlie il desiderio porterà il protagonista al fronte, quello della Grande Guerra. In mezzo alla morte e al sangue scopre che il nemico soffre della sua stessa paura: non riuscire a tornare a casa. Abituato a guardare il mare, ora si trova a combattere per salvare la propria vita e quella dei suoi compagni. La lotta sembra impari: le battaglie, le sconfitte, i feriti e nessun sostegno. Solo un oggetto con sé, un cannocchiale, regalo del padre: "E quando avrai imparato a vedere, non guardare, quando avrai imparato a vedere con il cuore, con l’anima e con gli occhi, quando metterai a fuoco quel che sta dall’altra parte con ogni tuo organo, allora sarai un vero marinaio". Charlie vede, scruta oltre la nebbia, compagna del campo di battaglia, per salvare un compagno. Quello sguardo da marinaio diventerà lo sguardo di un uomo. Vedere oltre è anche sapere quello che si vuole, tornare a casa cambiati, trionfanti perché si è diventati i comandanti della propria vita.
SGUARDO TESTIMONE
Occhi che frugano la notte in cerca di emozioni, sono quelli di Tom e Huck che ne Le avventure di Tom Sawyer sono i testimoni di un delitto. I ragazzi vedono oltre la notte, ignari delle conseguenze, restano attoniti spettatori di adulti omicidi e truffatori. Il terrore per quello che hanno visto è tale da farli tacere, solo quando un innocente verrà accusato allora Tom si muoverà a sua difesa. Quello sguardo dietro ad una tomba gli è costato un futuro tranquillo: lui accusa, consapevole che dovrà scendere nella grotta per affrontare il diavolo, Joe l’indiano.
"Noi proviamo a verificare se siamo bravi indiani e seguiamo le tracce. Ci accorgiamo subito che ha la coscienza sporca." Sono le parole di Jirschi e Josef protagonisti di Quell’utima estate, stagione che permette ai due amici di bagnarsi al fiume e di giocare agli indiani. Sono sulle tracce del loro maestro, un adulto subdolo capace di complottare per una guerra interna. Siamo in Cecoslovacchia e i due ragazzi, di nazionalità diverse, stringono una amicizia dal sapore aurorale, l’ultima estate tranquilla loro la passano a spiare gli adulti dagli alberi, dal folto del bosco, da ogni luogo che lo permetta. Quello che vedono li disgusta, sanno che la guerra è alle porte e a volerla sono proprio i grandi, gli stessi che ostacolano la loro amicizia. Sono indiani a caccia di menzogne e complotti, sono adolescenti capaci di nascondersi all’ipocrisia adulta, vivono questa stagione al riparo nella loro isola in mezzo al fiume. Quel loro vedere dall’alto verso il basso, dove camminano ignari, gli adulti è già una accusa ai lager che verranno. Rubare una adolescenza dal suo posto, diventa simbolicamente l’inizio di uno sterminio, di un folle genocidio, del frantumarsi dei sogni e di una violenza gratuita. La guerra toglierà l’isola ai ragazzi, per sempre separati da un confine invisibile, quello che ottunde lo sguardo.
Anche Selma, protagonista de I fantasmi dell’isola, episodio del fumetto "Napoleone", è vittima del suo sguardo, la spia di una tormentata vita. La sua figura dipinta in un quadro, l’anno della sua morte, tornerà in forma di fantasma per accusare e disvelare il segreto della sua famiglia. Una famiglia bigotta che non si preoccupa di farsi giustizia da sola. Sarà uccisa per aver visto, sarà la causa della rovina dei suoi parenti. L’inevitabile e l’indicibile si materializzano in lei, che, fantasma, deve risolvere e dare giustizia all sua precoce morte.
I fantasmi sono necessari e ritornano come delle memorie ammonitrici: "…succede di non vedere quello che si ha continuamente sotto gli occhi…"
SGUARDO CHE ACCUSA
In molti libri, non solo per l’infanzia, quando ci si trova di fronte ad un cadavere si percepisce il cambiamento inevitabile di chi vede: la fine indiscussa dell’età dell’innocenza. In Delitto alla finestra, Bob avverte fin dall’inizio, gli basta un’occhiata, che il suo nuovo vicino di casa è un tipo strano: "Gli occhi sono lo specchio dell’anima (…) E gli occhietti scuri e lucenti del signor Hulka sembravano pieni d’odio". Insieme all’amica Lauri, saranno i testimoni di un omicidio ben congeniato. Soli, poichè nessuno vuole credere a quello che hanno visto, dovranno risolvere un complicato e pericoloso caso. Alle prime armi come investigatori, hanno già appreso il dovere di andare a scoprire cosa succede. E’ emblematico il loro sguardo da detective capace di accusare il meno sospettabile e di indagare con alcuni sensi: la vista, l’udito e l’olfatto. Tutto è importante per rendere giustizia e sconfiggere le proprie paure.
Accade però spesso che tacere di fronte ai fatti diventa il peggior delitto. In Il buio oltre la siepe, non solo si tace ma l’intera comunità è cieca di fronte alla piccola Scout, bambina dallo sguardo fresco e puro: "Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?". Non si può difendere un nero anche se innocente, lei questo non lo comprende e sbirciando dalle finestre e correndo per linde vie sancisce la decadenza dell’adultità. Ha appreso quanto il colore della pelle definisca ingiustamente il carattere e il futuro di una persona, vorrebbe cambiare i fatti e nel suo piccolo ha già sconfitto i pregiudizi che le impedivano di comprendere la vita nascosta del vicino Boo Radley, vittima di storie e leggende narrate per spaventare i bambini.
Diventa invece più pericoloso quando è un’amica a venir accusata di un omicidio. Si cercano le prove, ma l’unica colpa di Tunes è quella di avere la pelle nera mentre l’amico Buck è bianco; essere amici diventa già un terribible delitto. Cieli pericolosi offre uno spaccato reale del razzismo, effetto dell’ottundimento dello sguardo, capace di distruggere una intensa e sacrale amicizia. Dietro all’omicidio si nasconde la violenza del mondo adulto: qui nessuno si salva. "Avevo sempre pensato che nei loro occhi vi fosse qualcosa che impediva loro di vedere, ma non ero mai stato in grado di vedere che cosa fosse".
Bibliografia
Medie
McKay S. E., Il mare di Charlie, Buena Vista, Milano, 2002
Twain M., Le avventure di Tom Sawyer, Fabbri, Milano, 2000
Holub J., Quell’ultima estate, Fabbri, Milano,1998
Zindel P., Delitto alla finestra, Mondadori, Milano,1998
Superiori
Cunningham J., In gabbia, Buena Vista, Milano, 2002
Ambrosini C., I fantasmi dell’isola in Napoleone n. 33, gennaio/febbraio 2003
Lee H., Il buio oltre la siepe, Feltrinelli, Milano,1998
Staples S., Cieli pericolosi, Fabbri, Milano, 2000
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