Princess Mononoke di H. Miyazaki

Princess Mononoke di H. Miyazaki, Giappone, 2000

Articolo tratto dal n.9 - "Eroi. La missione di crescere"

Dopo la comparsa di tanti eroi quotidiani, di giovani eletti che con la loro bacchetta magica non devono compiere alcuno sforzo per sconfiggere il male, finalmente una storia dove la vita dei protagonisti è fatta di combattimenti spietati, scelte difficili e profonde sofferenze, perché "la vita è dolore, eppure non c’è uomo che non combatte fino all’ultimo per vivere".

Una storia che proviene da tempi remoti, quella di Princess Mononoke, inattuale e lontana dalle istanze del nostro tempo, così intrise di progresso e così lontane dai valori universali di cui si fa portatrice la pellicola, che rappresenta uno scavo profondo nei meandri della civiltà, alla riscoperta di alcuni archetipi collettivi propri del mito. Una storia che ci riporta alla lotta eterna dell’uomo contro la natura, quella stessa lotta che accompagnerà l’umanità fino alla fine della sua esistenza, in un sistema di equilibri in continuo movimento.
San e Ashitaka sono i due eroi protagonisti di questo film di animazione, e si sta parlando di eroi nel senso classico del termine, coloro che perseguono fino in fondo la propria missione, e tramite le loro azioni tentano di salvare la comunità, facendosi carico di una responsabilità sociale. Ashitaka, ultimo principe della stirpe Emishi, salva il suo villaggio dal Tatarigami, il demone vendicativo generato dalla incuria umana, ma allo stesso tempo viene infestato dalla sua maledizione. Non è un eroe per caso, né tantomeno un essere eletto da forze superiori, sa di essere l’ultimo rappresentante della sua stirpe ma, nel momento in cui sferra la prima freccia, compie comunque la sua scelta: "Il mio cuore ha deciso!". Conosce perfettamente le conseguenze del suo gesto, l’uccisione del demone lo porterà via dal suo villaggio, ad intraprendere un viaggio verso il suo destino, un lungo cammino in cui incontrerà San, la principessa Mononoke.
Ragazza allevata dai lupi, San è spinta nella sua missione da un istinto di vendetta verso quell’umanità di cui, pur non volendo, fa parte: deve salvare ad ogni costo la foresta dalla furia degli uomini, decisi a distruggerla in nome del progresso. San non scende mai a compromessi: eroina della resistenza, questa creatura né animale né umana vive dentro di sé l’eterno conflitto tra queste due istanze, un’altra Mowgli che però fino in fondo si fa paladina dell’alterità e non abbandona la sua animalità, al punto di rinunciare all’amore di Ashitaka.
La lotta, tra il mondo del Dio, che abita la natura, e il mondo degli uomini, è spietata, ed Ashitaka in questo conflitto è l’eroe della conciliazione: toccato dallo spirito malvagio, sa di essere per questo uomo e non-uomo, l’unico in grado di gettare un ponte tra gli dei e gli uomini.
Ma il regista non lascia spazio a nessuna certezza, non ci svela il volto del bene e del male, non troviamo nessuna conciliazione confortante, solo la speranza di una possibile comprensione, da parte dell’uomo, della necessità di non combattere ma convivere.
Personaggi certamente scomodi, San e Ashitaka; entrambi si collocano molto distante dalla maggior parte delle figure che popolano l’immaginario del nostro tempo, immerse unicamente nel loro privato, tese solo alla sopravvivenza. E’ difficile per i ragazzi di oggi confrontarsi con questi due eroi, eppure scendere a patti con personaggi di questo tipo potrebbe avere un potere salvifico e fornire loro una visione problematica della realtà, senza verità monolitiche. Il bene e il male non hanno un volto…appunto.

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