Solitudini critiche: i libri più amati dagli adolescenti

di Federica Rampazzo

Articolo tratto dal n. 21 - "Infanzia e Città"

"Quello che per un istante rimaneva solo sentiva il corpo invocare la vicinanza dell’altro."
David Grossman, Qualcuno con cui correre

Quest'anno siamo stati piacevolmente colpiti e stupiti dalla classifica finale del progetto per adolescenti Xanadu. Comunità di lettori ostinati che ha visto, alla sua quarta edizione, circa 3000 ragazzi, di tutta Italia, affrontare, durante l’anno scolastico il difficile tema del Noir.
Questa scelta nasce dalla convinzione che l’adolescenza, nel suo essere a metà, nella sua eterna complessità, età dell’incertezza e del malessere, possa essere indissolubilmente legata, con un sotterraneo filo rosso, a questo genere. La malinconia, la solitudine, la crisi d’identità, lo smarrimento, l’ingiustizia, la ricerca di sé e altro ancora sono momenti particolari di questa età, ma rappresentano anche il palcoscenico dove molti detectives, solitari e notturni, si aggirano per strade, buie e fumose, di molte metropoli. Non è solo l’individuo ad essere in crisi (il Noir nasce nel 1929, dopo il crollo di Wall Street che porterà l’America alla grande crisi economica chiamata Grande Depressione) ma una intera società, un sistema che ha smesso di credere nel Positivismo per fondarsi sul Capitalismo. Di fronte ad una società ingiusta, corrotta, malata, il solitario poliziotto, detective, commissario, e, perché no, privato cittadino combatte ad armi impari contro un mondo immorale e depravato. Ecco allora che ogni adolescente, nel profondo, è un eroe introverso e sperduto pronto ad armarsi per una lotta contro i grandi mulini a vento.
Nella costruzione delle bibliografie di questa edizione, composte da circa 25 titoli (una per fascia d’età, dalla terza media alla terza superiore), si è cercato un equilibrio tra titoli effettivamente di genere e altri che per atmosfere e ambientazioni potevano toccare argomenti simili. Il tema funge da cornice di base, è una sorta di direzione pedagogico-culturale: il Noir diventa espediente per parlare di smarrimento, così come in precedenza si era usato l’Eroe come icona delle scelte personali.
Questa impostazione è anche, e sempre più, una reazione alle imposizioni del mercato editoriale, che spinge verso prodotti lampo creati ad hoc e lanci di bestseller senza un progetto complessivo. Stesso discorso vale per le scelte stilistiche: non ci sono romanzi scritti "apposta per", che ammiccano al mondo dei ragazzi in modo giovanile e con una lingua piatta e poverissima.
Insomma, si punta in alto. In questo modo non è solo la qualità che vince, ma anche il rispetto per tutti coloro che si avvicinano, anche per la prima volta, al libro e possono sentire una autentica e autorevole scelta alle loro spalle. Certo, in queste condizioni non può piacere tutto (e non è questo l'ideale che sta alla base del progetto), ma è importante dimostrare che i libri, siano essi per ragazzi o per adulti, attraverso trama, genere, uso della lingua, stile, sono in grado di incidere sul modo di rapportarsi al reale nella sua sfaccettata diversità.
In questi anni le scelte si sono fatte più difficili e anche, a volte, azzardate, ma sempre nel rispetto dei giovani lettori che, proprio quest’anno, hanno dimostrato una notevole maturità nelle scelte, come si vede, appunto, dalla classifica.

Prima superiore:

1. Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci
2. Per Nilsson, D’amore non si muore, Aer
3. Anne Kurtis Clause, Il bacio d’argento, Salani
4. Stephen King, Le notti di Salem, Sperling & Kupfer
4. AA.VV., Dylan Dog. Tre passi nell’incubo, Mondadori

Seconda e terza superiore:

1. David Grossman, Qualcuno con cui correre, Mondadori
2. Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci
3. Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg, Adelphi
3. Alice Sebold, Amabili resti, e/o
4. Ursula K. Le Guin, Il mago, Mondadori

A stravincere per le prime superiori è stata l’icona del Vampiro. Da qualche anno si assiste, non solo nell’editoria (vedi la trilogia di Stephenie Meyer) ma anche al cinema, ad un ritorno di questa importante figura. Non è solo l’orrore in quanto genere, da sempre catalizzatore delle paure umane, ma una nuova visione del non-morto, l’essere che non ha pace, a metà tra l’umano e l’animale, ad affascinare i ragazzi. In Io sono leggenda (1954) di Richard Matheson, i vampiri sono la massa, la folla senza ragione che subentra alla specie umana, e il diverso è Robert Neville, il sopravvissuto, l’eroe che resiste fino alla morte: l’ultimo uomo rimasto sulla faccia della terra. Dopo l’uscita del film, il romanzo ha avuto un seguito maggiore (era già presente nella prima edizione di Xanadu e si era comunque piazzato nelle prime posizioni) nonostante la difficoltà che prevede questa lettura. È infatti un romanzo sulla quotidianità: Robert è l’impiegato che ogni giorno con meticolosa caparbietà cerca di eseguire il suo compito perfettamente, pur sapendo che nessuno lo loderà al suo ritorno a casa. Eliminare il nemico sapendo che la missione è ardua e pericolosa lo rende per forza audace, eroe dilaniato tra l’arresa e la speranza di trovare altri superstiti. "Se associamo presentimenti infausti e incertezza, otteniamo un sentimento preciso e tra i più sgradevoli: l’angoscia. […] Matheson è suscitatore di sudori freddi, non evocatore di terrori ancestrali. Li genera nell’unico modo possibile: prendendo alla gola." Nelle parole di Valerio Evangelisti si evince la straordinaria capacità di sintetizzare un mondo in cambiamento: la Guerra Fredda era al suo apice. Oggi una paura simile si è riaffacciata: l’angoscia ritorna, anche se molti muri sono crollati, e i ragazzi sentono il disagio, la precarietà, il futuro come minaccia incombente. In questo modo il Vampiro non solo diventa emblematica icona adolescenziale, in quanto essere a metà tra due mondi, ma anche specchio dei tempi. Robert è l’ultimo, il sopravvissuto. Non manca giorno in cui a colpirci sono articoli sull’imminente catastrofe che può colpire la terra e Robert è lì per ricordarci quanto c’è da lottare e resistere anche quando si è l’ultimo.
Al secondo posto c’è D’amore non si muore di Per Nilsson. Un romanzo dove, con particolare sensibilità, ci viene raccontata la difficoltà di comunicare i sentimenti da parte di un ragazzo, a cui mancano molte "parole per dirlo", alle prese con i primi turbamenti e il primo grande amore. Essere lasciati per la prima volta è angoscia, è lutto, è mancanza, è la sfiducia di non essere perché l’altro ci ha abbandonati. L’amore è per sua natura vampirismo: il soggetto di una passione diventa l'oggetto di una possessione (1). In questo senso, in modo trasversale, ritorna l’icona del Vampiro, perché la ricerca di una condivisione di interessi, di momenti, di profonda intimità è pur sempre perdersi nell’altro e chi si abbandona, senza freni, si identifica con un soggetto vampirizzato.
Il bacio d’argento, ripubblicato da Salani oggi (non è un caso), è apparso dieci anni fa nella collana "Le linci" e assorbe bene le due facce del Vampiro: pericolosità e fusionalità. Zoe ha sedici anni, la madre molto malata e un padre assente perso nel suo dolore. Sola, vaga di notte per la città alla ricerca di qualcosa o qualcuno in grado di aiutarla, e in una notte triste Simon le appare lasciandole il ricordo di una bellezza capace di uccidere. Simon incarna il vampiro malinconico, colui che perso in una non-vita ricerca la morte per darsi pace. Il suo corpo non sopravvive ai raggi del sole (Edward, il bel vampiro della saga della Meyer, invece, vive alla luce e condivide un mondo con gli altri adolescenti), gli incubi ritornano ogni giorno, e la sua missione è una vendetta molto personale e necessaria. Per affrontare la minaccia che colpisce la città i due ragazzi uniranno astuzia e precisione, e fine l’amore sarà solo una fugace esperienza intrisa di morte e rinascita. Zoe, infatti, non avrà più paura, e sarà in grado di affrontare anche un’altra morte.
Stephen King invece ci racconta, in molte pagine, (anche qui, ma non sarà un caso, la Sperling ripubblica il romanzo con una nuova veste, aggiungendo immagini e fotografie) la tragica sorte di un paese, Salem Lot, colpito da strane morti e incidenti. Dietro a queste fatalità si nascondono due Signori della Notte che devono cibarsi; a combatterli uno scrittore e un bambino. Ma non c’è consolazione, anzi. Quando siamo di fronte al Male bisogna avere il coraggio di guardarlo, e molti in città moriranno perché si voltano dall’altra parte, perché non sono in grado di andare "oltre lo specchio", perché non credono come invece fanno i due protagonisti. Anche loro sono sopravvissuti.
Ed infine un fumetto. Un eroe particolare, l’indagatore dell’incubo Dylan Dog, comparso nel 1986 e ancora molto attuale. In questa raccolta, tre storie sceneggiate e disegnate da alcuni tra i migliori autori della Bonelli, si delinea la figura complessa e controversa di un uomo solo, pieno di ossessioni e con un lontano passato da dimenticare. È capace di affrontare pericolosi serial-killer, vampiri centenari, pazzi assassini, zombie, demoni, e anche uomini, perché a volte sono loro i veri mostri, mantenendo un atteggiamento disincantato e solitario (niente fidanzate, l’amore è un corollario alle sue innumerevoli avventure). Dylan è sempre solo, Groucho è il suo fedele compagno, comprimario come Watson e Sancho Panza, ma per combattere gli incubi e i deliri del mondo si ritrova abbandonato. È destinato alla solitudine: con ossessioni e paure diventa il simbolo di molti ragazzi che altrettanto soli, nelle loro stanze, vengono travolti da un imminente necessità di agire, di fuggire, di capire il reale. Dylan è lì per tutti quelli che ne apprezzeranno l'ironia, la caparbietà, la rabbia, l'insolenza ma soprattutto la volontà di indagare. Esteriormente macho e dandy, interiormente fragile e infantile. Esattamente a metà.
Il Vampiro, il Sopravvissuto, l’Amore Fusionale, l’Indagatore dell’Incubo sono simboli, icone e sintomi di una adolescenza che per sua natura è tra il mondo infantile e l’età adulta, ottimi traghettatori per coloro che vogliono ed esigono crescere. La letteratura di genere, per molti letteratura di serie B, è anche questo: dispensatrice di umori storici che sono compresi e catturati proprio da chi li sta vivendo, ma non è sempre in grado di spiegarli.
"Volevo raccontare una storia di due ragazzi che sanno cosa fare quando si trovano nei guai, non perché siano particolarmente intelligenti né speciali, ma perché semplicemente hanno un talento: quello di distinguere istintivamente ciò che è giusto da ciò che è sbagliato." Queste sono le parole che David Grossman ha dedicato ai ragazzi che hanno letto e votato Qualcuno con cui correre. In poche righe ha decifrato la sua vittoria: i ragazzi hanno scelto un romanzo difficile, dove il bene e il male hanno lo stesso volto, dove è difficile capire da che parte schierarsi ma dove è comunque giusto farlo sempre. Assaf e Tamar si incastrano come due mattoncini Lego, si cercano, si chiamano e alla fine si incontrano. Ragazzi silenziosi, di poche parole ma con tante storie alle spalle. Sono dei lettori in grado di unire Il mago di Oz alle canzoni di Billy Holiday e questa loro ricchezza li fa essere vincitori. Cambiano nel corso della storia: da timido e riservato Assaf ostenta coraggio e meraviglia, da ribelle e trasgressiva Tamar si scopre silenziosa e apprensiva. Il dono di questo romanzo sta nell'aver dato ai ragazzi lettori la possibilità di vedere delle scelte, di compiere una avventura, di scontrarsi con pregiudizi decaduti, di immedesimarsi con i protagonisti in una Gerusalemme che poco appare nei telegiornali.
La possibilità di scegliere è data anche al protagonista de La variante di Lüneburg, la sua però è una scelta imposta da un profondo senso di giustizia: giocare una partita a scacchi con la morte, in palio la vita di uomini, donne, vecchi e bambini. Già Bergman con Il settimo sigillo ne aveva dato una inquietante immagine, qui Maurensig va oltre, perché si confronta con il genocidio ebraico. È un romanzo che procede lento, mettendo in scena i personaggi come se fossero a teatro fino a darne una concretezza storica emblematica dove la tragedia da singolare diventa universale. Il senso di giustizia, vendetta, fratellanza, l’ossessione, il destino, la fatalità che incombono fanno sì che i ragazzi si interessino di Storia, di Olocausto riflettendo, non solo il 27 gennaio di ogni anno, con una costante e particolare visione critica.
La
morte e la solitudine avvicinano Amabili resti di Alice Sebold e Il mago di Ursula K. Le Guin. Due scrittrici americane, due percorsi molto diversi: la prima arrivata alla scrittura dopo un trauma personale, la seconda applaudita e consolidata autrice di Science Fiction. Sono due romanzi molto diversi, tanto che in uno la voce narrante ha quattordici anni ed è morta nella prima pagine, nel secondo un giovane mago si ritrova a confrontarsi con il suo doppio maligno che lo tormenta, e che lui stesso ha evocato. Quello che unisce i due romanzi diventa proprio la descrizione di una mancanza, l’impossibilità di avere accesso al desiderio: l'impossibilità di crescere. Come Peter Pan è ossessionato dal tempo, qui Susie e Ged soffrono per non averne avuto abbastanza. Un destino comune li unisce: la morte. Per lei reale, per lui simbolica.
Sono stati premiati dunque romanzi cupi, severi, tristi, malinconici, dove vengono descritte tragedie, dove non sempre si vince ma dove chi perde riesce a risollevarsi. Sono resistenti questi protagonisti, e ribelli: le loro vicende si evolvono e se nel mezzo ci appaiono disorientati e incerti, poi cambiano e attraversano il ponte per passare dall’altra parte (2). Sono solitudini critiche quelle che appaiono in questi romanzi e sono solitudini critiche i ragazzi che hanno letto e votato questi libri.
Non si fossilizzano in una vita persa e disperante, come i protagonisti di tanti romanzi dell’ultima produzione editoriale, non solo per ragazzi ma anche per adulti (3); si fanno carico delle responsabilità e non le rifuggono, si prestano alle critiche perché le esigono, si scontrano con la realtà perché non possono accettarla come dato di fatto.


***

1 A. Carotenuto, Il vampiro o della fusionalità, in Il fascino discreto dell’orrore, Bompiani, Milano, 1999
2 il tema del pedaggio per crescere è ben descritto in A. Chambers, Quando eravamo in tre, Fabbri, Milano, 2003 (tit or. The Toll Bridge)
3 Penso ad esempio al clamore suscitato dal romanzo di P. Giordano, La solitudine dei numeri primi, Mondadori, Milano, 2008. Il successo è stato immediato (il più giovane ad aver vinto il Premio Strega), con mia sorpresa e fastidio. Giordano traccia le vite parallele di due bambini, poi ragazzi e infine adulti, due tristi destini, senza mai far veramente agire i personaggi. È desolante e, a mio avviso, anche pericoloso che molti adulti credano in quelle vite raccontate e sentano vere quelle storie senza vedere già quanto malessere è interno ad altri ragazzi. Niente di nuovo sul fronte editoriale eppure si applaude alla nuova promessa italiana.

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