Esperienze di lettura: "Lunamoonda", di Bruno Tognolini
di Federica Rampazzo
Articolo tratto dal n.21 - "Infanzia e città"
Il nuovo romanzo di Bruno Tognolini, vincitore del Premio Elsa Morante sezione ragazzi, ha aperto uno spiraglio nella narrativa per ragazzi/giovani adulti rivelando doti dell’autore già note cui si aggiunge la capacità di fondere sacro e profano, tradizione e innovazione, passato, presente e futuro.
Dopo molti e “stanchi” romanzi dove sono pochi i personaggi che agiscono, sarebbe meglio dire reagiscono, sullo sfondo di colorate camerette e divisi tra pagine di diario e incontri su muretti ormai invisibili, si assiste ad un ritorno al racconto corale.
In una Cagliari del futuro, ribattezzata Neonora, gli uomini vivono sotto il controllo della Nuova Architettura Sociale, detta Nassa, una rete sotterranea mondiale in grado di esaudire i desideri dando ascolto ai bisogni degli uomini. Solo la banda di ski-lellè (bambini di strada) dal nome Lunamoonda, sembra vivere in un’oasi naturale vicino alla Sella del Diavolo. Venti ragazzi tra i cinque e i quindici anni, una vera banda capeggiata da un buon capo, Giaime Sercaluna. Vivono alla giornata con precise indicazioni rispetto ai loro compiti (educazione, cucina, danza…) e di tanto in tanto si recano in città per dare scacco, anche solo per pochi minuti, alla Nassa. Questo diventa l’unico modo per dimostrare una identità forte ma soprattutto per stabilire una complicità interna capace di infondere fiducia, coraggio e consapevolezza alla loro esistenza. Ognuno ha un potere, un dono che diventa maledizione e incubo per le persone schiave della Nassa, ma che è per i ragazzi la dimostrazione della loro diversità: cloni, mutanti, esseri antropomorfi, giganti… ma anche poeti, cantanti, danzatori. Ghettizzati, emarginati, soli e reietti imparano con la forza della banda ad avere fiducia e si scoprono padroni del loro destino. Fino a quando una nuova ragazza decide di entrare: Marianna, dodici anni, con spessi occhiali da sole e uno zainetto sulle spalle. A tratti diffidenti, a tratti fiduciosi i ragazzi iniziano a conoscerla e ben presto il suo segreto è svelato. Sarà la loro salvezza, l’eletta in grado di entrare nella Nassa per scoprirne i punti deboli: niente più controllo, l’uomo potrà essere nuovamente libero. Ma i piani non seguono l’ordine delle cose e la realtà diventa agghiacciante, la scoperta di un “altro” controllo, molto subdolo, molto politicamente corretto, molto ingiusto li spinge ad una vendetta: risvegliare Santo Èphys, una sorta di Golem tecnologico “virale” capace di annullare il potere della Nassa. Ma quale sarà il futuro? Potranno essere di nuovo liberi? E gli uomini capiranno? Qual è la giusta scelta: essere ribelli o schiavi, essere eroi o mezzi eroi?
Sono tanti i riferimenti espliciti ed impliciti, da 1984 di Orwell a Non lasciarmi di Ishiguro ai film Matrix e Mad Max, ai fumetti degli X-Men, fino a stabilire un grado di parentela lontano con I ragazzi della via Pàl dove l’infanzia si scontra con il progresso e la grettezza del mondo adulto lasciandoci con un senso di morte e lutto. Proprio così, perché in Lunamoonda si corre, si danza, si canta ma anche si muore. I ragazzi della banda fondano un luogo, la Tana, battezzano fortini, giardini e campi, si danno altri nomi perché devono rompere con un passato che li ha visti prigionieri per poi essere liberi cittadini del loro nuovo mondo. La Tana è il Grund ungherese, è luogo di esplorazioni e libertà, è il luogo per cui si deve lottare, ci si deve ribellare. Questi venti ragazzi, con le loro singole voci, con i loro poteri, con le loro debolezze sono necessari gli uni agli altri. Non c’è individualismo, si sceglie insieme e si decide dopo lunghe riunioni perché fondamentale è il gruppo.
Il romanzo annuncia un futuro di nanotecnologie e biotecnologie dove l’uomo non cambia il mondo ma si assume il ruolo divino di cambiare l’uomo. Plasmarlo, denudarlo, distruggerlo per farlo rinascere potenziato: innesti animali e tecnologici possono dare vita a esseri ultra-umani, postumani dove l’uomo non è più solo carne ma è macchina. Intelligenza artificiale potenziata da poteri extra-sensoriali. Già Theodore Sturgeon nel 1953 con More Than Human (Trad it., Più che umano, Giano, 2005) ne analizzava le risorse e le inevitabili complicazioni. Fu una sorpresa nel mondo della fantascienza, nel pieno della Guerra Fredda, (del 1954 è Io sono leggenda di Richard Matheson, oggi tornato prepotentemente alla ribalta) scoprire che non solo i cyborg potrebbero rimpiazzare l’uomo, ma anche i freaks, i nostri simili "più che umani". Nel libro un gruppo di cinque ragazzini nati mutanti e minorati, veri e propri emarginati si uniscono per formare un essere superiore, mentalmente e spiritualmente. C’è un problema però, l’elevato e insaziabile potere di questo essere lo rende crudele, assassino perfino, fino a renderlo consumato dalla noia e dal cinismo perché ogni cosa perde senso. Lui ha bisogno di un cuore, di un’etica e deve trovare l’uomo molto più umano capace di farglielo comprendere.
Si delinea così un doppio legame con Lunamoonda: nel futuro l’uomo ha la possibilità di andare oltre la sua natura, ma non deve mai rinunciare all' "umanità", e tentare di vincere la morte. Oggi si può leggere nel manifesto dei Transumanisti: "Vogliamo anni produttivi, felici, in ottime condizioni di salute. L’ideale sarebbe avere il diritto di decidere come e quando (e se) morire. Vogliamo continuare a crescere." (1)
Lunamoonda diventa così un libro in ogni modo prezioso, importante, perché sono tanti gli interrogativi che pone, perché è nuovo nell’uso della lingua; è una lingua non difficile ma complessa: con i ragazzi non bisogna mai abbassare il tono ma dare chiavi di lettura interpretative sempre nuove e diverse. Da sottolineare che il libro appare in un panorama degradante, in cui solo il fantasy veloce o il romanzo "scritto da giovani che parla di giovani ai giovani", prolificano negli scaffali di librerie e in molte mani di ragazzi. Lunamoonda è l’antidoto a simili prodotti creati apposta per soddisfare esigenze di mercato e puerili richieste. Tognolini dimostra che lo scrittore ha esperienze, deve farne e deve raccontarle, portando versioni diverse del suo immaginario per ammaliare non tanto una massa acritica, ma una elite coraggiosa e affamata di ciò che è "più che umano".
***
1 Per saperne di più www.transumanisti.it e www.posthuman.it
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Articolo tratto dal n.21 - "Infanzia e città"
Il nuovo romanzo di Bruno Tognolini, vincitore del Premio Elsa Morante sezione ragazzi, ha aperto uno spiraglio nella narrativa per ragazzi/giovani adulti rivelando doti dell’autore già note cui si aggiunge la capacità di fondere sacro e profano, tradizione e innovazione, passato, presente e futuro.
Dopo molti e “stanchi” romanzi dove sono pochi i personaggi che agiscono, sarebbe meglio dire reagiscono, sullo sfondo di colorate camerette e divisi tra pagine di diario e incontri su muretti ormai invisibili, si assiste ad un ritorno al racconto corale.
In una Cagliari del futuro, ribattezzata Neonora, gli uomini vivono sotto il controllo della Nuova Architettura Sociale, detta Nassa, una rete sotterranea mondiale in grado di esaudire i desideri dando ascolto ai bisogni degli uomini. Solo la banda di ski-lellè (bambini di strada) dal nome Lunamoonda, sembra vivere in un’oasi naturale vicino alla Sella del Diavolo. Venti ragazzi tra i cinque e i quindici anni, una vera banda capeggiata da un buon capo, Giaime Sercaluna. Vivono alla giornata con precise indicazioni rispetto ai loro compiti (educazione, cucina, danza…) e di tanto in tanto si recano in città per dare scacco, anche solo per pochi minuti, alla Nassa. Questo diventa l’unico modo per dimostrare una identità forte ma soprattutto per stabilire una complicità interna capace di infondere fiducia, coraggio e consapevolezza alla loro esistenza. Ognuno ha un potere, un dono che diventa maledizione e incubo per le persone schiave della Nassa, ma che è per i ragazzi la dimostrazione della loro diversità: cloni, mutanti, esseri antropomorfi, giganti… ma anche poeti, cantanti, danzatori. Ghettizzati, emarginati, soli e reietti imparano con la forza della banda ad avere fiducia e si scoprono padroni del loro destino. Fino a quando una nuova ragazza decide di entrare: Marianna, dodici anni, con spessi occhiali da sole e uno zainetto sulle spalle. A tratti diffidenti, a tratti fiduciosi i ragazzi iniziano a conoscerla e ben presto il suo segreto è svelato. Sarà la loro salvezza, l’eletta in grado di entrare nella Nassa per scoprirne i punti deboli: niente più controllo, l’uomo potrà essere nuovamente libero. Ma i piani non seguono l’ordine delle cose e la realtà diventa agghiacciante, la scoperta di un “altro” controllo, molto subdolo, molto politicamente corretto, molto ingiusto li spinge ad una vendetta: risvegliare Santo Èphys, una sorta di Golem tecnologico “virale” capace di annullare il potere della Nassa. Ma quale sarà il futuro? Potranno essere di nuovo liberi? E gli uomini capiranno? Qual è la giusta scelta: essere ribelli o schiavi, essere eroi o mezzi eroi?
Sono tanti i riferimenti espliciti ed impliciti, da 1984 di Orwell a Non lasciarmi di Ishiguro ai film Matrix e Mad Max, ai fumetti degli X-Men, fino a stabilire un grado di parentela lontano con I ragazzi della via Pàl dove l’infanzia si scontra con il progresso e la grettezza del mondo adulto lasciandoci con un senso di morte e lutto. Proprio così, perché in Lunamoonda si corre, si danza, si canta ma anche si muore. I ragazzi della banda fondano un luogo, la Tana, battezzano fortini, giardini e campi, si danno altri nomi perché devono rompere con un passato che li ha visti prigionieri per poi essere liberi cittadini del loro nuovo mondo. La Tana è il Grund ungherese, è luogo di esplorazioni e libertà, è il luogo per cui si deve lottare, ci si deve ribellare. Questi venti ragazzi, con le loro singole voci, con i loro poteri, con le loro debolezze sono necessari gli uni agli altri. Non c’è individualismo, si sceglie insieme e si decide dopo lunghe riunioni perché fondamentale è il gruppo.
Il romanzo annuncia un futuro di nanotecnologie e biotecnologie dove l’uomo non cambia il mondo ma si assume il ruolo divino di cambiare l’uomo. Plasmarlo, denudarlo, distruggerlo per farlo rinascere potenziato: innesti animali e tecnologici possono dare vita a esseri ultra-umani, postumani dove l’uomo non è più solo carne ma è macchina. Intelligenza artificiale potenziata da poteri extra-sensoriali. Già Theodore Sturgeon nel 1953 con More Than Human (Trad it., Più che umano, Giano, 2005) ne analizzava le risorse e le inevitabili complicazioni. Fu una sorpresa nel mondo della fantascienza, nel pieno della Guerra Fredda, (del 1954 è Io sono leggenda di Richard Matheson, oggi tornato prepotentemente alla ribalta) scoprire che non solo i cyborg potrebbero rimpiazzare l’uomo, ma anche i freaks, i nostri simili "più che umani". Nel libro un gruppo di cinque ragazzini nati mutanti e minorati, veri e propri emarginati si uniscono per formare un essere superiore, mentalmente e spiritualmente. C’è un problema però, l’elevato e insaziabile potere di questo essere lo rende crudele, assassino perfino, fino a renderlo consumato dalla noia e dal cinismo perché ogni cosa perde senso. Lui ha bisogno di un cuore, di un’etica e deve trovare l’uomo molto più umano capace di farglielo comprendere.
Si delinea così un doppio legame con Lunamoonda: nel futuro l’uomo ha la possibilità di andare oltre la sua natura, ma non deve mai rinunciare all' "umanità", e tentare di vincere la morte. Oggi si può leggere nel manifesto dei Transumanisti: "Vogliamo anni produttivi, felici, in ottime condizioni di salute. L’ideale sarebbe avere il diritto di decidere come e quando (e se) morire. Vogliamo continuare a crescere." (1)
Lunamoonda diventa così un libro in ogni modo prezioso, importante, perché sono tanti gli interrogativi che pone, perché è nuovo nell’uso della lingua; è una lingua non difficile ma complessa: con i ragazzi non bisogna mai abbassare il tono ma dare chiavi di lettura interpretative sempre nuove e diverse. Da sottolineare che il libro appare in un panorama degradante, in cui solo il fantasy veloce o il romanzo "scritto da giovani che parla di giovani ai giovani", prolificano negli scaffali di librerie e in molte mani di ragazzi. Lunamoonda è l’antidoto a simili prodotti creati apposta per soddisfare esigenze di mercato e puerili richieste. Tognolini dimostra che lo scrittore ha esperienze, deve farne e deve raccontarle, portando versioni diverse del suo immaginario per ammaliare non tanto una massa acritica, ma una elite coraggiosa e affamata di ciò che è "più che umano".
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1 Per saperne di più www.transumanisti.it e www.posthuman.it
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