Silvana De Mari, L'ultimo elfo

Articolo tratto dal n.14 - "L'ultima ora. Adolescenti e scuola"


In un periodo in cui la produzione di romanzi fantasy copre quasi interamente, e per più stagioni, il mercato editoriale, la tentazione e la volontà di fare del "fantasy d’arredamento", e cioè finto, appiccicato come una paio di baffi da carnevale, è forte, e purtroppo dominante. Silvana De Mari qui stacca tutti, non gioca di mestiere (anche perché è medico…), non sa mettere orecchie o cappelli a punta posticci.

La sua è una costruzione colta, quasi d’altri tempi: non solo ama il genere che ha scelto, ma ne conosce benissimo la storia, gli sviluppi, le possibilità; sa soprattutto che il fantastico e il meraviglioso, quelli veri, non sono evasioni dalla realtà, ma interpretazioni. Come le fiabe, le favole, le leggende, la fantascienza, il meraviglioso possiede una dimensione quasi sacra, universale: L’ultimo elfo appartiene a questa tradizione, e la rimette in scena con una freschezza inedita, silenziosa e lieve, fatta di lottatori delicati e puri. Fa bene la De Mari a definirsi un’autrice di spaghetti-fantasy, perché nelle sue pagine l’epica è sempre stemperata dal sorriso, o dal riso, ma resiste; gli eroi rimangono tali pur mostrando originali caratteristiche che cozzano con ogni stereotipo, o maschera ricorrente. Così i due uomini protagonisti della prima parte, che vorrebbero essere i fieri guerrieri di ogni fantasy, seri e pratici, sbagliano i congiuntivi, il piccolo elfo non sa coniugare i verbi correnti ma legge e traduce dalle lingue antiche, troll e draghi di dimensioni colossali invece di fare il loro lavoro di truci antagonisti si commuovono o singhiozzano come poppanti, ridicolizzando la tendenza di tanti racconti fantastici a giocare sul conformismo, sul convincere i lettori che il loro solo è un codice alternativo. Eppure la leggerezza di cui è fatto questo romanzo poggia su temi profondi, su tragedie immani e che conosciamo benissimo. I due libri da cui è formato il volume, L’ultimo elfo e L’ultimo drago, avvicinati al precedente racconto L’ultima stella a destra della luna, e al poderoso L’ultimo orco in arrivo, delineano chiaramente un progetto complessivo, un orizzonte tematico militante. Alla base c’è il dramma dell’estinzione, della fine di tutto: per motivi ambientali, per volontà di genocidio, per degenerazione del vivere sociale e civile.
C’è la nobiltà del resistere anche, e ancor più, quando si è soli. C’è l’alto e il basso dell’uomo, c’è la vita statica di tanti che si lasciano percorrere dall’esistenza e la lunga formazione di pochi che la affrontano. L’elfo protagonista, rimasto l’ultimo della sua specie, deve passare per una formazione radicale, lunga e senza sconti: prima c’è il viaggio, poi anni di studio; adolescente deve imparare a essere tutore di un giovane drago, divenire lui maestro per poi arrivare all’azione, in un paziente accompagnare il destino annunciatogli da una profezia, fino alla trasformazione del sacrificio di una giovinezza in ricompensa, in nuova vita da costruire. La tensione epica, dolce e avvolgente, trova uno specchio nelle eleganti tavole di Gianni De Conno, al solito intenso e intelligente: anche la sua indovinata interpretazione, tradotta in illustrazioni di forte carisma, potenti, poetiche ed evocative, contribuisce a fare de L’ultimo elfo un nuovo classico della letteratura per ragazzi.

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